Roma Chiesa di s. Stefano del Cacco

Italia, Lazio, RM, Roma, Via di Santo Stefano del Cacco

Scopri Roma

Buongiornissimo, cari amici dell'arte e della storia! È un piacere immenso avervi qui con me oggi, nel cuore pulsante di Roma, dove ogni pietra racconta una storia millenaria, a volte sussurrata, altre volte gridata. Oggi, però, vi porto alla scoperta di un gioiello un po' più discreto, un piccolo scrigno di meraviglie e misteri che spesso sfugge allo sguardo distratto dei più: la Chiesa di Santo Stefano del Cacco, in Via di Santo Stefano del Cacco. Ora, immagino che la prima domanda che vi frulli in testa sia: "Ma... 'del Cacco'? Che diavolo significa?" E fareste bene a chiederlo, perché è proprio da qui che inizia il nostro viaggio nel tempo e nelle leggende. Ci sono diverse teorie, ovviamente, come ogni cosa affascinante a Roma. La più diffusa e, a mio avviso, la più suggestiva, vuole che questo appellativo derivi da una statua di un 'Macaco' o, più precisamente, un cinoprosopo, ovvero un babbuino con la testa di cane, spesso associato al dio egizio Thoth, ritrovata proprio qui vicino o forse addirittura inglobata nella struttura della chiesa stessa. Pensate, un babbuino che dà il nome a una chiesa! Una vera chicca pop in un contesto sacro, non trovate? Questo 'Cacco', che i romani dell'epoca potevano aver interpretato come una scimmia (un macaco, appunto) o una figura mostruosa, era probabilmente un residuo del vicino Iseum Campense, il tempio di Iside e Serapide che sorgeva proprio in questa zona. È la Roma che emerge dalle sue stesse fondamenta, che assimila e reinterpreta, a volte con un pizzico di ironia tutta romana. E qui veniamo al punto cruciale per la contestualizzazione storica e culturale. Siamo, infatti, su un terreno sacro da millenni. Ben prima che risuonassero i canti cristiani, qui si innalzavano i piloni maestosi del già citato Iseum Campense, un grandioso santuario dedicato alle divinità egizie Iside e Serapide, importate a Roma e molto popolari in epoca imperiale. Immaginate questa zona come una piccola 'Alessandria d'Egitto' nel cuore di Roma, con obelischi e statue esotiche. Non è un caso che molti degli obelischi che oggi ammiriamo in diverse piazze romane - come quello del Pantheon in Piazza della Rotonda, o l'Obelisco Macuteo in Piazza della Minerva con l'elefantino del Bernini - siano stati rinvenuti proprio in quest'area. Erano tutti parte del complesso dell'Iseum. Quindi, quando varcate la soglia di Santo Stefano del Cacco, non state entrando solo in una chiesa cristiana, ma state letteralmente camminando su strati di storia che vanno dal Cristianesimo al paganesimo egizio, un vero e proprio palinsesto archeologico! Ogni passo è un salto nel passato, un dialogo muto con secoli di civiltà. La chiesa che vediamo oggi, naturalmente, non è quella originaria del IV o V secolo, ma il frutto di stratificazioni e ricostruzioni che ne hanno plasmato l'identità. Le prime menzioni documentate risalgono al IX secolo, sotto Papa Leone III, ma le sue fondamenta sono indubbiamente più antiche. Poi, nel XII secolo, come testimonianza della sua importanza e della vitalità dell'epoca, fu eretto il magnifico campanile romanico, che ancora oggi svetta fiero. Quel campanile è un vero e proprio "monumento nel monumento", un esempio sublime di architettura medievale romana che sfida il tempo e gli stili mutevoli. Nel corso dei secoli, la chiesa è stata oggetto di numerosi interventi, in particolare nel XVI e XVII secolo, che ne hanno modificato l'aspetto interno per adeguarla ai gusti e alle esigenze liturgiche del Barocco romano. Pensate a quante generazioni di fedeli, di artisti, di papi e cardinali hanno attraversato queste navate, lasciando il loro segno. È stata anche chiesa titolare, un segno della sua rilevanza nel tessuto ecclesiastico romano, con un susseguirsi di "autori" - dai maestri muratori medievali ai pittori barocchi - che ne hanno ridefinito la forma e il contenuto. E dentro, cari miei, vi aspettano tesori inaspettati. La chiesa custodisce ben 102 opere! Con le sue tre navate, le cappelle laterali e il suo altare maggiore, la chiesa offre un patrimonio artistico di tutto rispetto, frutto di secoli di devozione e mecenatismo. Ci sono affreschi che raccontano storie di santi e martiri, pale d'altare di maestri minori ma non per questo meno affascinanti, che compongono un quadro complessivo di grande interesse. Un vero e proprio museo sotto un tetto sacro, dove ogni opera contribuisce a narrare la grande storia della fede e dell'arte romana. Ma la storia di Santo Stefano del Cacco non si ferma all'arte e all'archeologia. C'è un capitolo contemporaneo, altrettanto affascinante e commovente: la chiesa, infatti, dal 1931, è diventata la chiesa nazionale della comunità etiope di Roma, un punto di riferimento spirituale e culturale per i fedeli della Chiesa cattolica etiope di rito alessandrino. Questo la rende un luogo di incontro tra culture millenarie, un ponte tra Roma e l'Africa, tra la tradizione latina e quella copta. Un luogo dove l'antico e il moderno, l'Oriente e l'Occidente si fondono in una sinfonia unica. Quindi, la prossima volta che vi troverete a passeggiare tra il Pantheon e Piazza della Minerva, e incrocerete questa chiesa dall'aspetto un po' anonimo ma dal nome così bizzarro, ricordatevi che dietro quel 'Cacco' si cela un universo di storie: un tempio egizio, una statua misteriosa, un campanile medievale, opere d'arte barocche e una comunità vivace che da secoli continua a darle vita. È la quintessenza della romanità, amici miei: un mix inestricabile di sacro e profano, di antico e contemporaneo, di leggenda e storia. Un invito a guardare oltre la superficie, a scavare un po' più a fondo, perché è lì che si trovano le vere meraviglie. Grazie e alla prossima avventura!
  • Fonte: Beni Culturali - Catalogo: 1467359937687
  • Fonte: Wiki Data - Catalogo: Q2223693
I contenuti presenti in questa scheda derivano da fonti documentali e catalografiche riconosciute, pubbliche o istituzionali, e sono rielaborati a fini informativi.

Vedi Tutte (101) Opere nel museo