Il periodo "Arte concettuale"
L'Arte concettuale è il movimento che emerge a metà degli anni Sessanta e domina la scena artistica internazionale negli anni Settanta, ponendo come principio fondante la supremazia dell'idea sull'oggetto artistico. Il manifesto teorico più sintetico e provocatorio è la frase dell'artista americano Sol LeWitt: «Nelle opere d'arte concettuale l'idea o il concetto è l'aspetto più importante dell'opera». Non l'esecuzione, non il materiale, non la forma fisica: l'idea è l'opera, e l'oggetto fisico — se esiste — è solo la sua documentazione.
Joseph Kosuth porta questa logica alle estreme conseguenze con One and Three Chairs (1965): una sedia fisica, una sua fotografia e la definizione dizionaristica di «sedia» posta insieme interrogano il rapporto tra oggetto, rappresentazione e linguaggio. Lawrence Weiner riduce l'opera a istruzioni verbali stampate; On Kawara registra sistematicamente la data corrente su tele monocrome nei suoi Date Paintings; Hans Haacke realizza opere che indagano le strutture di potere economico e politico del mondo dell'arte.
In Europa, il gruppo Art & Language porta la riflessione teorica al centro della pratica artistica. In Italia, Arte Povera — Jannis Kounellis, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo — usa materiali umili e naturali (juta, pietra, legno, fuoco) per interrogare il rapporto tra arte, vita e politica. La Body Art — Marina Abramović — porta il corpo dell'artista come materiale e strumento di indagine. L'Arte Concettuale ha ridefinito per sempre i confini di ciò che può essere arte, aprendo la strada a tutta l'arte contemporanea.