Il periodo "Minimalismo"
Il Minimalismo è un movimento artistico americano che si afferma a New York negli anni Sessanta del Novecento, sviluppandosi in parte come reazione contro l'espressività gestuale dell'Espressionismo astratto e in parte come radicalizzazione dell'astrazione geometrica. Il principio fondante è la riduzione dell'opera ai suoi elementi essenziali — forma, materiale, colore, spazio — eliminando ogni contenuto espressivo soggettivo, ogni narrativa, ogni simbolismo. L'opera minimal è ciò che è: non simboleggia, non esprime, non racconta.
In scultura, Donald Judd crea le sue famose Stacks — sequenze di scatole metalliche identiche fissate alla parete a intervalli regolari — e i Progressions: oggetti industrialmente prodotti, in acciaio o plexiglass, che strutturano lo spazio senza illusioni. Carl Andre dispone mattoni o lastre metalliche direttamente sul pavimento, coinvolgendo il suolo come parte dell'opera. Dan Flavin usa tubi al neon industriali per creare installazioni luminose di inesorabile semplicità. Robert Morris esplora le relazioni tra l'opera e il corpo dello spettatore.
In pittura, Frank Stella con le sue Black Paintings e le tele sagomate porta la riduzione formale al limite: What you see is what you see è la sua celebre dichiarazione di poetica. Il Minimalismo ha influenzato profondamente l'architettura — Tadao Ando, John Pawson —, il design industriale, la grafica, la moda. Ma soprattutto, ponendo al centro la relazione tra oggetto, spazio e spettatore, ha aperto direttamente la strada all'Arte Concettuale, all'Arte Ambientale e all'Installazione, definendo l'agenda dell'arte contemporanea.