Il periodo "Impressionismo"
L'Impressionismo è uno dei movimenti più rivoluzionari e amati della storia dell'arte, nato in Francia intorno al 1860-1870 e affermatosi con la storica mostra dello Studio di Nadar del 1874. Il nome nasce, con intento ironico poi rovesciato in orgoglio, da Impressione, levar del sole di Claude Monet. Il principio fondante è la cattura dell'impressione visiva immediata — la luce mutevole, il colore dell'atmosfera, il momento fuggevole — in sostituzione della rappresentazione precisa e idealizzata della tradizione accademica.
Tecnicamente, gli impressionisti rivoluzionano la pratica pittorica: pennellate brevi e visibili, colori puri accostati sulla tela senza mescolanza preventiva, pittura en plein air per catturare la luce naturale, rifiuto del disegno preparatorio tradizionale, abbandono delle ombre nere a favore dei colori complementari. I soggetti prediletti sono la natura — i famosi cicli delle Ninfee e dei Covoni di Monet —, la vita moderna parigina, le ballerine di Edgar Degas, le scene di svago borghese di Renoir.
Il gruppo impressionista comprende alcune delle più grandi personalità dell'arte moderna: oltre a Monet e Degas, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Berthe Morisot — prima grande artista donna nel panorama moderno —, Édouard Manet, che ne è il precursore con il suo Déjeuner sur l'herbe scandaloso. L'Impressionismo fu inizialmente deriso dalla critica e rifiutato dal Salon ufficiale, ma nel giro di pochi decenni divenne la base da cui si sviluppò tutta l'arte moderna. La sua influenza fu, ed è ancora oggi, semplicemente incalcolabile.