Il periodo "Realismo"
Il Realismo si afferma in Francia intorno al 1848 — anno delle rivoluzioni europee — e si diffonde in tutto l'Occidente nella seconda metà dell'Ottocento, in risposta alle trasformazioni sociali portate dalla Rivoluzione industriale e in opposizione all'idealizzazione romantica. Il programma realista è radicale: rappresentare la realtà contemporanea così come è, senza abbellimenti né idealizzazioni, con particolare attenzione alle classi lavoratrici, ai contadini, alla vita quotidiana. È, per la prima volta, un'arte deliberatamente politica e sociale.
Gustave Courbet è il capofila e il teorico del movimento: il suo Atelier del pittore e I spaccapietre presentano figure di dimensioni monumentali in scene di vita ordinaria, scandalizzando il pubblico abituato ai soggetti nobili della tradizione accademica. Honoré Daumier usa la caricatura e la litografia come strumenti di critica sociale di straordinaria potenza. Jean-François Millet eleva i contadini a figura epica, quasi biblica, nei suoi paesaggi della Foresta di Fontainebleau.
Il Realismo ha dimensioni europee significative: in Russia la scuola dei Peredvizhniki (i Wanderer) ritrae la vita popolare con intento critico e sociale; in Italia i Macchiaioli — Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini — sviluppano una pittura en plein air di notevole modernità. La fotografia, invenzione del 1839, stimola e al tempo stesso sfida la pittura realista, spingendola verso nuove ricerche. Il Realismo pone le basi intellettuali e formali per l'Impressionismo e per tutta la pittura moderna orientata verso la contemporaneità.